domenica 21 aprile 2013

Amori - 3. "La gelosia è..."


Racconto a puntate - attenzione argomenti adulti
Amori, terza puntata
"la gelosia e' un abbaiar di cani che attira i ladri" karl kraus

Barbara - by dreamer

Riprendiamo dalla seconda puntata <link si parla del furgone nero...
“Così si fa, vero Dean?” ripeteva quel ragazzo, ridendo. “Con la dolcezza si ottiene il mondo!”
Aspetta, questa frase l'aveva già sentita dal suo Dean, ma si sa come sono i sogni, proiezioni distorte di cose già viste e sentite.

E continuava a baciarla, scoprendole il collo e le spalle, scendendo ancora, mentre un senso di schifo la pervadeva. Perchè una scena così? Se un sogno deve avere un significato, che lo si capisca!
Quello che era davanti a lei guardava attento. Poi si mosse e le si buttò addosso, a leccare come un cane bavoso tutta la pelle che era scoperta. Ma che schifo, e come sono sudati e sporchi. E brutti!


Non riusciva a capire quali rumori ci potessero essere di sottofondo, forse musica, e ancora risate. Il veicolo si stava muovendo, avvertiva ogni curva, ogni buca.
Delle mani brutali e grandi le stavano sbottonando la camicetta di viscosa. Si era vestita un po' luccicante, le piaceva essere carina anche uscendo per una pizza.
“Questa non serve, signora di alta classe! Il sesso è una questione animale, siamo tutti bestie in fondo, ah ah!” pronunciava il cane bavoso.

 by dreamer

Terrore, puro terrore. Non riusciva a divincolarsi né a scalciare. Le mani brutali ora la baciavano dappertutto, con la grazia di un elefante, dandole anche dei morsi. Era confusa, sentiva tante mani, tante teste su di lei, ed era sempre più buio. Si erano fermati.
“Ho parcheggiato qui nel cantiere” diceva un altro. “Ora mi vengo a divertire anch'io!”
Uno sportello che si chiudeva e uno, il portellone, che si apriva. Rumori, risate, buio, confusione. Un momento di blackout. Si sa che i sogni non si ricordano mai interi.

Fino a quel momento era ancora sveglia, in quella serata agitata: cercava di ricordare bene, di capire. Poi era crollata, troppo stanca. E nel suo sogno ritornava quella confusione di persone e luoghi. Succede di sognare un luogo e mentre sei nel sogno sai che lo conosci, che è un luogo abituale, che ci sei stata tante volte. Poi quando ti svegli te ne ricordi, e ti chiedi se sono rimasugli di una vita precedente oppure un mondo parallelo che esiste solo nella tua attività onirica... 
Barbara era addormentata ed era un sogno con Dean assieme a lei, stesso posto ma lui che le è sopra e la bacia. Meno male il lieto fine. Già dal sogno si diceva: "Ecco, sono i posti dove mi ha portato lui, c'era lui e il resto fa parte di un incubo che si è costruito sopra..." e questo si ripeteva quando si svegliava di soprassalto. "Sì, solo Dean". Poi cercò di dormire ancora un pochino.

Si stava rilassando, in fondo era stata una serata normalissima, era con Dean come le volte precedenti. Poteva riposare tranquilla. Strano sognare un furgone, non era lo stile di un ragazzo così elegante. Nella realtà sicuramente era stata la sua bella auto, perché preoccuparsi? Un sorso di camomilla e giù, accoccolata sotto le coperte. Era tutto a posto.

Invece no. Il sogno continuò, non appena chiuse gli occhi. C'era altra gente attorno a loro, primo chi stava guidando, poi nella penombra, oltre la testa di Dean, riusciva a scorgere degli occhi, e sentiva il loro respiro e ancora una volta le loro risate. Chiedeva qualcosa al suo ragazzo, e lui: “Gli innamorati non ci sono per nessuno! Fregatene”. Che razza di risposta...
Ma intanto cominciava a farsi più concreto e intrigante. “Solo baci, caro...dai, non ci conosciamo ancora bene...”
“Ah bella! Ora che tocca a me, dici di no?...”



Ma cosa? Si alzò seduta sul letto, di nuovo. Vedeva una scena che non le piaceva per niente:
era ancora con la camicetta slacciata, c'erano gli stessi tizi delle scene prima, e Dean se la rideva di gusto. No, perché avrebbe dovuto ridere? E perché tutti quei tipacci? Non capiva, la testa le scoppiava e la rabbia di non ricordare la faceva impazzire. "Perché mi succede questo?". Si mise a piangere, e poi finalmente si addormentò di un sonno senza sogni. Peccato che fossero già le 4 di mattina. 

Cosa era successo veramente? Che il perfetto Dean, in realtà una persona spregevole, aveva condiviso la sua ragazza con gli amici. Di più, lei era la cavia per una lezione!
“Adesso vi faccio vedere come si fa, che siete stati penosi prima! E sì, funzionerà ancora e ancora, è una tecnica infallibile. La baciate dappertutto, saltando i capezzoli, e la baciate ancora e la leccate sul seno... visto?” Era così irreale, quasi scene da televendita: ecco come si usa il nostro prodotto, e voilà! Comunque era vero, la tecnica era efficace, creava un certo coinvolgimento. Ma perché era Dean, un bellissimo uomo. “Deve impazzire, ve lo deve chiedere lei!”


“Fammi provare, fammi provare” si avvicinava impaziente uno dei tipacci. Ancora Barbara non se ne ricordava, ma piano piano, notte dopo notte, la memoria sarebbe tornata. Ogni piccolo particolare era destinato a svelarsi. 

Al suono della sveglia, alle sette, lei si sentiva uno straccio. Non voleva pensarci più, era la soluzione ideale. Ma il suo cervello non voleva lasciarla all'oscuro, e ancora le proiettava dei flash inquietanti. Doveva sapere, certi scherzi non devono restare impuniti. 
Tutte le scene più scabrose rimanevano ancora nel suo black out, la storia svaniva e ricominciava fuori da quel furgone, in un campo. C'era una roulotte e altra gente sbandata che ballava. Sembrava Woodstock, quei documentari sui figli dei fiori che si vedono in tv. Dean li chiamava a gran voce, la folla si avvicinava allegra ed entusiasta. Ma con certi occhi spiritati. Barbara non poteva dare credito a una scena del genere, era totalmente improbabile. 

Si veste, sale in auto per andare in ufficio. Ferma sotto il palazzo ad aspettare che la vecchietta liberi il posto per parcheggiare, "e quanto devo andare indietro? Non ci sta a fare manovra?", è investita da un nuovo flash a tradimento. 

Eccola nel sogno. Si guarda intorno ed è di nuovo nel furgone, e a giudicare dalla luce che filtra dai vetri e dai bordi degli sportelli sgangherati, dovrebbe essere giorno alto. Sola, in mezzo a un caos ancora peggiore di prima. Deve reagire, uscire, chiamare aiuto...
Come in ogni sogno che si rispetti, non riesce a parlare, a urlare. No, è imbavagliata.
Imbavagliata e legata mani e piedi.
“E bravo Dean, tutto come programmato!” diceva uno fuori del furgone. “la ragazza e' costata un po' ma ne valeva la pena...”
Fine del flash del sogno. Se era un sogno... Barbara è impietrita al solo pensiero. "Non può essere, dai. Sarò stata male. Sono sicuramente caduta e si spiegano anche i lividi." Poi controlla il telefonino, fa un'ultima chiamata, prima di spegnerlo: niente. "Ma dove diavolo si è cacciato Dean che non risponde mai?"

Come sarà la mattinata in ufficio di Barbara? Puoi leggerlo qui, nella puntata 5
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"Amori" è un racconto esclusivo di Dreamer Passion
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Guarda i fumetti di Jessie Mix, un personaggio determinato.


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Intanto a Villa Rover...

La colazione servita dal maggiordomo. Classico tavolo lunghissimo, freddo e impersonale. 
"Parto dopodomani, vado da Hatchingson a fare il servizio fotografico. Mi accompagni?" chiese Jessie al fidanzato già vestito per il tennis.
"Pure? Dovrei anche portarti? Hai un bel coraggio! Poi hai deciso di farlo, di posare mezza nuda..." disse Alan, rancoroso.
"Ogni bella ragazza ha diritto di fare un calendario: guardati intorno, è una realtà" ribatté Jessie al fidanzato. 
"Non voglio parlarne ora" chiuse il discorso lui. 

Jessie aspettò impaziente un momento di privacy, non certo il momento che Alan avrebbe ritenuto opportuno. Quel momento non sarebbe arrivato mai, lo sapeva. Alan era fatto così, sfuggiva i problemi e le discussioni, scappava via. 
"Insomma, mi dai una risposta? Mancano due giorni!" gli disse seguendolo in camera, dove lui aveva dimenticato il golfino.

Jessie nel frattempo cercava nei cassetti qualcosa di adatto per il viaggio. Non vivevano assieme, ancora, però capitava di restare a dormire alla villa. Per questo Alan aveva predisposto anche una stanza per lei completa di ricco guardaroba.
"Se non sbaglio, ai maschietti va benissimo! Lo comprano tutti, no?" continuava lei, già esasperata. Aveva provato già mille volte di intavolare un discorso pacato, ma come fai a discutere con uno che scappa via?

Lui la guardava con uno sguardo duro come la roccia. Accidenti, era meglio quando se ne andava! Così faceva proprio paura...
"Per me è un'ottima idea, invece!" si difendeva Jessie, che aveva sudato tanto per ottenere quel lavoro. "Ed è un'agenzia seria, non come certe... "

"Non sto parlando dell'agenzia, sto parlando di te. Credi di essere seria?" le disse gelido e irritato, seduto rigido in poltrona con le mani che stringevano rabbiosamente i braccioli. 
Non le lasciò il tempo di rispondere: "Tu non ti spogli davanti a quella gente, e tantomeno ti fai guardare dal mondo intero. Tu sei mia!"
"Io ci vado, è troppo importante. E' un servizio che andrà benissimo, verrà venduto e sarà un ottimo punto di partenza..." continuava la ragazza. Determinata, pur sapendo di dargli un dispiacere. Anche lui la stava ferendo, lo sapeva quanto ci tenesse.
  
"Non credo proprio." 
"Come puoi dire che un bel calendario non sarà una fortuna per la mia carriera?" gli si avvicinò, spiegando un fatto più che evidente. 
"Non credo proprio che io ti lascerò andare." sentenziò Alan. E la scostò bruscamente, per passare. Si guardarono.
Qualche momento di silenzio, il viso del ragazzo, duro e minaccioso. 


"Tu non ci vai, discorso chiuso, smetti di fare la valigia" le ordinò.
"No, devo andare, è un contratto importantissimo..." spiegò lei.
"E' più importante di me?" chiese lui incattivito. "Pensaci bene, io ho la fila di donne che aspettano soltanto che io mi stanchi di te. E siamo sulla strada giusta... Dipende da te."


La ragazza non parlava. Lui si aspettava scuse a profusione e una resa totale. Jessie non era il tipo, sapeva difendere i propri ideali. Lui prese la giacca e raggiunse la porta della stanza: "Scordati di portare via i miei vestiti. Ci vai con i tuoi quattro stracci!"
Uscì veloce e silenzioso. Jessie totalmente sconvolta. Non era mai stato entusiasta, Alan, però confidava nel fatto che sarebbe riuscita a convincerlo. E invece questo. 
Bel casino!

Più tardi, dopo il tennis: "Ma ti rendi conto, Sammy? Vuole fare il calendario! Dimmi se ce n'è bisogno! E' pieno di donne nude, a cosa serve anche la mia, me lo spieghi? Il mondo non può farne a meno? Proprio Jessie, certo..." brontolava Alan, a casa - pardon, a Villa Rover - col fratello. 
"Forse quel fotografo non è riuscito ad accaparrarsi una sorella Endriguez, e allora cerca altrove..."
"Vuoi mettere la mia Jessie con le sorelle Endriguez? Chissà quante ce ne sono in giro! Ma ti ricordi com'è Jessie? Guardala!" e gli mostra la foto che ha sulla scrivania dello studio.

"Sì, è molto bella. Cosa pensi di fare?" chiese Sam. 
"Niente, per il momento ho fatto la voce grossa, ma deve decidere da sola."
"Se posso dire la mia..." esordì la ragazza di Sam, Lola. "Dovrebbe farlo. Poi invecchia, le cadono le tette e se ne pente."
"Ma sparisci!" le urla dietro Sam, col sorriso. "Pensa per le tue!"



                                    
"Avrà migliaia di ragazze nella sua scuderia, e vuole la mia!" rimugina ancora Alan, mentre Lola si siede calma e buona sul divanetto. Con l'immancabile tablet. Ha visto che il cognato non vuole intrusioni. 
"Devi ammettere che è nel suo massimo splendore, Lolita non ha torto. Si impegna tanto, va ai casting, fa una dieta da fame e la palestra..." continua Sam, il saggio fratello maggiore.
"Come si lascia rovinare i capelli non lo consideriamo? Ma vi ricordate a quella serata degli hair stylist, poverina?" aggiunge istintivamente la ragazza. Non è capace di farsi gli affari suoi. 
"Lo so che ci sta investendo tanto. Ma proprio non ce la faccio. Sono geloso, chissà chi può incontrare in quei giri... qualcuno più bello, più interessante..." ammette Alan.

"Può succedere anche al supermercato che prenda una sbandata per un altro, se è per questo!" commentava Lola.
"Infierisci? Sì, tutti vogliono rubarmela!!!" era veramente alterato, Alan.

"E se vai anche tu?" gli suggerì il fratello, mentre cercava di calmarlo appoggiando una mano sulla  sua spalla.
"Infatti mi aveva chiesto di accompagnarla. Le ho detto di no. No, non posso farcela se laggiù la guarderanno tutti..."
"Se va da sola non si limiteranno a guardarla, sicuro!" lo avvertì il fratello.

fine terza puntata di Amori
vai alla quarta: Il diavolo veste Lola <link




by Nadia Semprini :)

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