lunedì 27 maggio 2013

Amori - 6. Attico a New York affittasi

 hot hot hot 
attenzione: contenuti adulti

Questo racconto fa parte della produzione seria:

Riassunto puntate precedenti: in ufficio Barbara, che ancora non è riuscita a rintracciare Dean, riceve delle mail di Luigi sedicente disperato e si irrita molto. Jessie lascia l'asfissiante fidanzato Alan per tentare la fortuna in America. Un servizio fotografico, una sola settimana, dove si gioca tutto.
(resoconto più dettagliato nella puntata 10)




Amori 6. attico a new york affittasi
Jessie era partita in fetta e in furia. Ai genitori aveva servito la scusa di dover cambiare aria, per dimenticare Alan. La grande litigata in villa, per il calendario, l'aveva fatta passare per lite di gelosia (e in un certo senso lo era) con la quale si erano lasciati. 
Era più comodo raccontarla così. Non poteva certo dire che era stufa e confusa, che il fidanzato per cui tutti i parenti stravedevano era insopportabile... No, meglio raccontare di una rottura. Chi ci teneva avrebbe sperato fosse solo provvisoria, e non l'avrebbe stressata più di tanto.
Questo aveva detto anche a tutti quelli che aveva salutato velocemente prima di partire. Le dispiaceva non aver potuto avvisare tutti, quantomeno spiegare, specie alle amiche. Pazienza, avrebbero capito. Non c'era tempo da perdere. Dopo aver fatto i bagagli in villa, quel burrascoso giovedì, era corsa a casa e poi subito all'aeroporto. 

Alan e Jessie 
Alan non l'aveva più vista da allora e non sapeva nemmeno che aveva raccontato in giro di aver rotto con lui. Quindi Alan si sentiva ancora legato a Jessie, era il suo fidanzato a tutti gli effetti. 
Sicuro, quella era stata solo una discussione di poco conto. Ne avrebbero riparlato con calma al suo ritorno dall'America. Cos'era in fondo una settimana? 
E poi aveva sbagliato a dubitare di lei, in quei discorsi col fratello e Lola: Jessie era seria, non avrebbe fatto nulla di male. Mai e poi mai. In cuor suo lo sapeva, la conosceva bene.



martedi 10 settembre
Alan e Sam erano fuori in barca dal mattino. Per quanto Sam avesse insistito per invitare qualche bella amica, lui aveva preferito comportarsi bene. Non è giusto che, appena il gatto non c'è, i topi inizino a ballare...
Lola era rimasta sola alla villa. I Rover, i miliardari genitori dei rampolli, si presentavano raramente. Con loro perennemente in vacanza in giro per il mondo, e la servitù discreta e invisibile, lei poteva fare la padrona. Aveva praticamente tutta la proprietà per sé. Tuttavia era troppo impegnata al tavolo da disegno per approfittarne.  

villa Rover potrebbe essere così...

Mentre disegnava capi importanti e sognava il grande salto verso l'haute couture, Lola doveva fare i conti con la piccola ditta di grafiche per la quale elaborava ora magliette, ora manifesti pubblicitari, insegne, loghi ecc. 
panorama di Villa Rover (immensa piscina tropicale)

Se c'era da immaginare qualcosa di creativo e nuovo, chiamavano lei. E quando non succedeva, era relegata alle fotocopie, che odiava fortissimamente. "Ma se vuoi lavorare, ti adatti" si ripeteva la ragazza. E ci teneva a farcela da sola, non aveva mai usato il fidanzato come referenza. Sarebbe stato facile: chi non teme i Rover dell'alta finanza? 




Quella mail dall'atelier l'aveva messa molto in difficoltà: provare o no? Voleva consultarsi con Sam, che però stava consolando a tempo pieno il fratello. Quindi doveva decidere da sola, e tic tac tic tac, le ore correvano. Prima o poi sarebbero tornati. 
a new york ...

Abbiamo lasciato Jessie nel suo appartamento, assieme al fotografo, il suo capo. Ancora sul tavolo i giornali sui quali aveva cercato una sistemazione, prima di sapere della convenzione col palazzo. Uno era aperto sull'annuncio con foto di un favoloso attico. Quando si sogna, meglio farlo in grande! Quanto le sarebbe piaciuto l'attico con vista sui grattacieli... e invece per il suo budget si poteva rimediare sì e no il classico scantinato con scaletta o botola. Che orrore. Il primo giorno aveva avuto davvero paura di finirci. 



Non c'era stato bisogno di impazzire per rimediare un alloggio, per fortuna si era tutto risolto (la convenzione modelle) e guardava con un sorriso il giornale di annunci. E' la prima cosa che acquisti, appena scendi dal taxi in una grande città! 
Eccoli lì, Jessie e Mr H., a controllare (per così dire) l'appartamentino. Era spazioso, ben arredato, quasi allegro nonostante lo stile minimal. 
E la situazione stava precipitando, tra loro due, modella e fotografo famoso. Era già precipitata.
Jessie

Adesso non aveva più tempo per ragionare: lui le si era seduto accanto, sul divano, e le accarezzava i lunghi capelli. Faceva discorsi scontati forse, tipo che era la più bella che avesse mai messo a fuoco, e Jessie nemmeno lo ascoltava più. Ascoltava il proprio corpo accendersi, come non le accadeva da mesi e forse anni, era un'attrazione fortissima e assoluta: lo voleva, sì, voleva quell'uomo! Disperatamente.
Se lui avesse provato ad andarsene l'avrebbe trattenuto con la forza. Cosa le stava accadendo? Jessie non si comportava così...

Al primo elettrizzante bacio di mr H. aveva risposto con una serie di baci voraci, affamati, di ingordigia pura. Gli era salita addosso, la minigonna che si sollevava a scoprire le cosce e lei a cavallo di lui, di prepotenza.
Per un attimo le venne in mente Alan, ma giusto per notare che a villa Rover una posa del genere avrebbe scandalizzato tutti! E poi quel noioso di Alan non gliela permetteva neanche se erano soli, che non era decorosa per una ragazza. Noblesse oblige, e i comportamenti adeguati al loro status, che mucchio di stupidaggini!

Non c'era posizione migliore per scambiarsi effusioni (tipo divanetto della discoteca), era tutto a portata di mano e soprattutto una donna potava intuire subito il livello di gradimento! Sì, il fotografo gradiva, nonostante fosse ancora un tantino sorpreso.

Di solito, per approfondire la conoscenza con le sue modelle, doveva faticare, prospettare vantaggi e favori, ricattarle anche. E poi si trattava di sesso meccanico e forzato.
Questa ragazza nuova invece - non si ricordava neppure il nome- era una pantera! Se lo stava divorando di baci, per niente esitante, sul collo, sul viso, sulle labbra, compiendo un percorso famelico.
Lui non si muoveva, lasciava fare e aspettava sviluppi. Jessie non poteva interpretare male questa passività, tra le cosce aveva un argomento che diceva tutt'altro. Quindi iniziò a sbottonargli la camicia. Odorava di uomo, non come quelle colonie fruttate che usava Alan. Passò una mano sul suo petto peloso. Giusto un po', quel tot che rende maschio. Non era un fissato della ceretta come Alan...

Tutti questi confronti e pensieri avevano frenato le sue azioni, e lui le chiese se andava tutto bene. Certo che andava bene, però... Lui se la tolse di dosso e si avviò alla porta.
"Cosa ho sbagliato? scusami..."  disse subito lei.
Lui la guardò sorridendo: "è tutto a posto sciocchina. E' che ho voglia di fragole e champagne, le mando a prendere."
Il personale di guardia al palazzo era pagato anche per quello, e non era certo la richiesta più strana che avevano sentito, in tanti anni di "Model House".

Jessie, fermata così bruscamente, si sentiva ferita dal rifiuto. E se rifiuto non era ma soltanto attesa, si trattava di un'attesa insopportabile, una tortura. I suoi seni erano turgidi e impazienti, con una loro volontà autonoma. E lui non li aveva nemmeno toccati!
Intanto che aspettava da bere, mr H guardava dalla finestra: "interessante il panorama da quassù."
Oddio, che smania... lei avrebbe voluto togliersi la maglietta e urlargli che era quello il panorama che doveva guardare!  Ma non voleva sembrare una pazza al suo datore di lavoro. E anche di altro, sperava...


Completamente andata. Si ritrovava in testa una quantità di idee a tema sessuale, che si spaventava di se stessa. Lei, la ragazza carina e posata, istruita a godere senza emettere un fiato, a rispettare più regole di galateo di una vera principessa. E non ne capiva il senso: a letto ci si poteva anche permettere qualche spontaneità, no?

La madre di Alan si era raccomandata tanto col figlio: "questa qui è potenzialmente zoccola, tienila a freno." Che poi, tenere a freno, è un'espressione nata per i cavalli, e come quelli - forse un po' meno - era considerata. Un bell'esemplare da mettere in mostra, da possedere, per vantarsene. Però Alan che stupido, a volerle levare del tutto la sua indole passionale! Mantenendola, si sarebbe divertito molto di più! 

Forse c'era dietro una qualche regola religiosa, probabilmente una setta, ma Jessie non era ancora pronta a conoscerne i segreti. Quando sarebbe stata una moglie, una Lady Rover, allora sì. Già da fidanzati, comunque, dovevano seguire una certa disciplina, cui Jessie docilmente si adeguava. Però le restava una grande indefinita insoddisfazione... come se un uomo potesse darle qualcosa in più, non sapeva bene cosa ma sentiva che non poteva essere tutto lì. Un tema tanto amato e discusso, e vietato, ed esibito... no, c'era sicuramente di più. Lei poteva esprimersi in maniera più potente e più vera.

Sì, Peter era anche di suo un ragazzo poco "erotico", di poca fantasia. Per lui non era un grande sacrificio, si sarebbe comportato più o meno allo stesso modo. Ma lei, lei si sentiva ingabbiata, trattenuta, limitata. O meglio, sentiva che qualcosa non andava con la sua sensualità. Cosa non le era chiaro. Il mistero cominciava a svelarsi adesso...

Sensualità. Quel fuoco non lo spegni. Potrai buttargli della cenere sopra, per ridurlo ai minimi termini, ma appena arriverà un po' d'aria nuova ad alimentarlo, altro che fenice! Ed era quello che stava succedendo a Jessie, ogni cellula del suo corpo protesa, verso quell'uomo e verso l'ignoto. Quello che poteva dirle, mostrarle, insegnarle. 
Avrebbe potuto ricomporsi sul divano, esprimendo ostilità con le ginocchia serrate e un fare composto, invece era rimasta lì dove lui l'aveva messa, appoggiata al bracciolo col gomito, la mini arrotolata fin quasi in vita e le cosce appena socchiuse, a svelare uno slip di pizzo rosso. Uno spettacolo a cui mr H si dimostrava indifferente. La cosa la faceva imbestialire: "Guardami, ho bisogno che tu mi guardi!" pensava.




Hutchingson in realtà faticava molto a mantenere il suo contegno, era turbato, piacevolmente sorpreso, curioso. Forse voleva andarci piano perché a quella ragazza si era già affezionato, per qualche misterioso motivo.
E intanto pensava che sarebbe stato un set migliore per le loro effusioni, lo spazioso attico che aveva appena affittato a Manhattan. Più intimo, più riservato. Certo, lo sapevano tutti che con qualche modella era solito "fraternizzare", e la Model House era stata sempre la cornice designata. Quindi avrebbe potuto benissimo agire lì. No, lui sentiva che quella storia meritava di più.
 Volete fermarvi a scoprire come prosegue la notte di Jessie e mr. H? Volete sapere come sarà quell'inverno? Presto avrete il link che vi porta a queste parti mancanti...

A presto con la settima puntata di Amori!!!

1 commento:

Anonimo ha detto...
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