domenica 24 novembre 2013

Amori 11. Di prepotenza

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Amori. 

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Amori 11. di prepotenza 


Eravamo rimasti con Lola, la stilista, indecisa sul da farsi, il giorno che Jessie aveva lasciato Villa Rover e Alan. 
Alla fine lei aveva dovuto prenderla da sola, quella decisione. Cosa è successo in questi mesi, da settembre ad ora? Sam è partito quasi subito dopo la grande lite tra Jessie e Alan, il lavoro lo portava in una sede estera e non era certo il tipo di rifiutare perché aveva qua degli affetti. Se ne sarebbe trovati anche fuori. 
E quindi con Lola non aveva chiuso (perché era un codardo) ma aspettava semplicemente che lei lo capisse da sola. Le telefonate erano sempre più rare, e solo in una direzione: lui che chiamava lei. In senso inverso, figurarsi: non rispondeva se sapeva che era la sua fidanzata, ormai ex. 

La quale era molto innamorata, e comprensiva, insomma pensava che andasse ancora tutto bene e che fosse colpa del lavoro se erano così distanti. E restava sola, specie in quei momenti in cui un uomo, per com'era fatto il suo carattere, avrebbe fatto comodo. Per ragionare sulle decisioni da prendere, per fare chiarezza nei momenti più confusi. 
Senza Sam (perché anche quando riusciva a raggiungerlo, era per pochi minuti, che lui aveva pronta una scusa per riattaccare) era in paranoia. Tra quella opportunità fantastica, ma temporanea e rischiosa, all'atelier e un lavoro sicuro che non le piaceva, era difficile scegliere. Decise di buttarsi. Magari uno come Sam, tanto quadrato e rigoroso, le avrebbe detto di andare sul sicuro. Però era sola, e la sua pancia le suggeriva di provare, era un'occasione che non si sarebbe ripresentata. 

la modella Jessie

Ottobre 2013: Era andata all'atelier, ed era piaciuta, ma non era tutto rose e fiori. Doveva impegnarsi, farsi conoscere, crearsi dei fans. La casa di moda credeva molto nel social e aveva deciso di assumere in pianta stabile quello tra i candidati (erano in prova in cinque) che avesse saputo rimediare più Like e un ritorno pubblicitario eclatante. E qui Lola stava andando nel panico. 

I prime tempi era contenta e beata della sua assunzione. Non sapeva ancora di non essere l'unica, e che ci sarebbe stata questa gara. Come poteva immaginarselo? Ma certo, se non c'è il talent show la gente non è contenta. Cominciò ad informarsi un pochino: sconfortante.

Doveva mettere da parte la sua timidezza e le sue insicurezze. Dimostrare il suo valore oggettivo senza starci a pensare troppo, ed era proprio questo lo scoglio più grande. Tanto più che la situazione incerta con Sam la rendeva ancora più angosciata. 
Visto che Jessie si era dimostrata tanto disponibile in passato, pensò di scocciarla anche per questo problema. Cioè, non avrebbe voluto disturbare nessuno, però non aveva proprio nessuno. Parlarne coi parenti lontani, per telefono? Che non avevano nemmeno idea di che persona fosse diventata? No, era gente che se non ti vede lì davanti ti dimentica. E appena hanno visto che Lola non era di quegli emigrati che mandano a casa i soldi, l'hanno rimossa dai pensieri. Nemmeno gli auguri di Natale o di compleanno. Va bene, si va avanti lo stesso. L'amarezza si mette da parte. 

"Jessie, hai cinque minuti?" le dice al telefono.
"Anche dieci, dimmi Lola" risponde allegra l'amica. Dall'America, perché è ancora là.
"Devo mettere in piedi un progetto di marketing per una linea di vestiti, mi aiuti?"
"Oh... sembra complicato. Ma non ti preoccupare, una fashion addicted come me sa tutto quello che serve! Ce la fai a passare al mio tugurio?"
"Non lo so. Vedo se c'è l'aereo disponibile, poi ti faccio sapere."

L'alternativa era Villa Rover e chiaramente Jessie non ci avrebbe più messo piede. Lola era ancora una abitante della favolosa magione dei desideri, e poteva utilizzare i mezzi della casa. E visto che non aveva mai chiesto nulla di esagerato, il capofamiglia Rover dava volentieri l'ok alle piccole necessità della ragazza. Lui sapeva bene quanto suo figlio Sam la facesse soffrire e cercava di compensare. Pensava che con qualche regalo avrebbe tollerato le corna. Il fatto che accettasse ogni offerta non faceva che confermare questa idea che si era prefigurato: una Lola che sapeva ma stava zitta, in prospettiva proprio una perfetta moglie! 
Invece non sapeva e non sospettava. 

Un volo velocissimo per New York, aeroporto, limousine, tugurio di Jessie. Tutto il quartiere a chiedersi chi diavolo potesse arrivare con cotanta macchinona! Lola va da Jessie. 

Dopo le opportune spiegazioni su come era arrivata tanto presto, racconta del nuovo lavoro e del reality: "Vedi cosa mi chiedono?"
"Beh, è una gara, divertente!"
"Divertente? Ma se io me la faccio sotto..." confessa la stilista.
"Non fare così, ci sono io. E togliti quella espressione da cane bastonato dalla faccia: nell'ambiente forse non amano molto quelli troppo montati, ma anche una così smontata non fa buona impressione..."
"Sì, però io che ne so di marketing? So disegnare, so cucire, mica posso saper fare tutto."
"Ma mi ascolti o no?" scherzava Jessie, "Se ti dico che ci penso io, ci penso io. Quanto tempo hai?"
"Poco più di un mese, anzi no, un mese giusto: giudicheranno a Natale, in occasione di un party con competizione."



"Ehi, Lolita! Quanto lo vuoi quel lavoro? Molto, vero? E allora cambia prospettiva: ora andiamo là e li facciamo fuori, questo voglio vedere nei tuoi occhi, la competitività, la cattiveria. Ti vogliono rubare l'osso: tu stai ferma? Combatti, e io sono con te."
"Quanto sei brava..."
"Non credere, questa pellaccia dura me la sono fatta a forza di pianti e di momenti critici, però anche il mio ambiente è competitivo e devo essere meglio delle altre ogni anno che passa, perché ogni anno che passa sono più vecchia... "
"E ci sono modelle sempre più giovani. Sì, di questo mi ero accorta. Senza offesa..."

"Figurati, è la verità, sempre più bambine le prendono. Poi però entra in gioco la professionalità, dargli subito quello che vogliono. Per esempio, se per fare un servizio fotografico io gli prendo un'ora, e la novellina cinque perché non capisce niente, ho ancora la mia chance. E so capire quali espressioni e pose sono più adatte al prodotto, insomma è l'esperienza. Ma fra qualche anno sarà inutile tutto quello che ho investito in questa professione, per raggiunti limiti di età. Non è giusto, ma lo volevo fare e sono contenta così. Che ormai, anche gli altri lavori sono precari. Se avessi scelto gli studi e la vita da dirigente in qualche azienda, sarei una donna in carriera infelice e a spasso."
"E' proprio la scelta che ho fatto io, lasciando la ditta di grafiche."
"E invece Sam quando lo lasci?" si informava Jessie.
"Non lo so, è una relazione a distanza adesso, ma può funzionare..."
"Mmh... Deduco che non hai visto gli ultimi giornali di gossip europeo. Il tuo Sam adesso sta con una ricca ereditiera dell'industria siderurgica tedesca. Ne parlano già da settimane, ed è tutto confermato..."
Lola stava andando a pezzi, parola dopo parola. Ascoltava ma non voleva ascoltare, voleva fermare quella voce ma non ne aveva per sé. Non riusciva a dire basta, dovette ascoltare tutto ma proprio tutto su quella romantica storia iniziata a Norimberga, cresciuta clandestina sulle spiagge del Messico, tornata in Europa per svelarsi al mondo. Bene. 
Un calcio nello stomaco le avrebbe fatto meno male. 

"Scusa Lola, ma dovevo dirtelo. Ora puoi tirare fuori tutta la tua cattiveria!"
Macché, Lola era demolita. C'erano due modi di reagire: di prepotenza, facendogli vedere che stava benissimo senza di lui e che era pronta a sbocciare, oppure di avvilimento, chiudendosi in camera (non certo a Villa Rover, in un alberghetto scadente, che coi propri soldi non poteva pagare altro) al buio a piangere. Si sapeva già quale strada avrebbe preso. 
"Dai, andiamo alla Villa a prendere la tua roba" disse Jessie, prendendola di sorpresa.
"Ma come..." 
"Col loro aereo ah ah! Mi nascondo in una valigia, se fanno storie! E andiamoci subito, prima che si sappia anche lì alla Villa, che lui ha un'altra. Devi uscirne con la testa alta, punto primo. Che altrimenti si ripercuote sul nostro marketing. Anzi, sarà la nostra carta vincente. Tu sei la donna indipendente, la donna che non aspetta l'uomo assente, la donna che sa quello che vuole..."
"Boh, se lo dici tu."
"Ma certo! Quando uscirà la tua linea si saprà già tutto, e tu non sarai più 'quella bella mulatta a fianco di Sam Rover', ma una stilista affermata, col tuo messaggio chiaro e cattivo. Ci stai? Ti piace l'idea?"
"Sì che mi piace, sarebbe bellissimo."

"Su, ripeti con me" le disse Jessie con convinzione "Ho fame di fama!"
"Cosa? Non si può sentire"
"Meglio, così te lo ricordi. E poi di': riuscirò con pazienza ma di prepotenza, a ritagliarmi un posticino nel web e nel mondo"
"Già, che ormai non si sa più quale sia più importante..."
"Per cominciare ti serve il web, non è una guerra social? Stasera appena vado a casa ti apro una pagina facebook e un canale youtube per i video e le sfilate. Tu cerca delle foto, oppure fotografa il manichino con qualche capo..."
"Ma no, stanno meglio a una modella!"

"Stai zitta un attimo? Con un capo non finito, che si vedano le cuciture, il tocco sartoriale. Sei tu che cuci tutto, vendiamo anche questo. E mi toccherà andare dal parrucchiere, se mi dovrò occupare delle sfilate. Che ne dici, faccio un taglio... sfilato?"
"Ah-ha. Come fai a scherzare? Io sto andando nel panico invece. Da dove cominc..."
"Shhh! Primissima cosa, il raid a Villa Rover. Saremo veloci e chirurgiche. Pensa bene a dove hai gli attrezzi, le macchine da cucire, i modelli, le foto, le stoffe, i computer."
"Ma molte cose me le ha regalate Sam, non so se..."
"Te le ha regalate? Allora sono tue. E te le porti via."
"Ok, del resto non saprei come lavorare senza."
"E poi se ti presenti con me, penseranno che sono stata io a farti deragliare. Che ti ho messo in testa questa idea assurda! Del resto, di certi pettegolezzi ancora qua non si sa nulla, figuriamoci in casa, se ne ha parlato. Chiaramente se sapessero, ti avrebbero già sfrattato. Se fossi in te non aspetterei quel momento!"
"No, certo che no. E magari ci mandano la domestica Consuelo a cacciarmi, col coraggio che hanno!"
"Andiamo?" le chiede Jessie decisa, guardandola negli occhi.
"Andiamo."



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