giovedì 28 novembre 2013

Amori 12. La piramide del Louvre

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Amori 12. la piramide del louvre 

ottobre 2013
Jessie era partita convinta, nel progetto di marketing per l'amica stilista. Era stato pazzesco tornare in Italia proprio con l'aereo di Alan (il pilota la conosceva da tempo e le aveva permesso di viaggiare normalmente, nei morbidosi divani della suite, non in valigia!), e poi noleggiare un auto per il furto del secolo...

"Accidenti, meglio di occhi di gatto!" sghignazzava la modella, sgommando nel vialetto di Villa Rover. Avevano preso tutto l'armamentario e Jessie, già che c'era, era entrata nella sua ex stanza e aveva recuperato due dei suoi vestiti più belli (erano ancora lì), mentre i restanti li aveva strappati e tagliati.

E ora via, verso un luminoso futuro! Amicizia a parte, l'affare si rivelava vantaggioso per entrambe. Ovviamente a Lola faceva comodo quella tigre di entusiasmo di Jessie -come era diventata così?- e la sua disponibilità a sfilare e provare i vestiti in lavorazione; l'altra aveva bisogno di convogliare in qualcos'altro le sue energie, mentre di certo la visibilità della gara serviva a rilanciarla in quel mondo tanto difficile. In più, allontanare Lola dai Rover era fondamentale.

Non voleva restare da sola. Qui in patria non aveva amicizie complici come là a New York, nel giro delle modelle. "Certo, Lola non è  proprio l'amica del cuore, quella con cui senti un feeling forte" pensava Jessie a volte, " però le amiche vere non riesco a trovarle. Quindi ben vengano Lola e Barbara, meglio di niente." 
Ci sono tanti aspetti da considerare, nelle amicizie tra donne: non solo la certezza che lei manterrà i segreti, non solo che ci sia nel momento del crollo emotivo, ma anche saper prendere posizione, fare scelte impopolari... Beati i maschi che giocano a calcetto e solo per questo si sentono amici. Alan almeno era così, vedeva gli amici per fare qualcosa, non per parlare... Vabbè che gli uomini sono allergici al parlare! Alan, quando lei iniziava la fatidica frase "devo parlarti", scappava sulla galassia più vicina! 

Beh, non tutti: il modello Kevin, quello con cui si vedeva in America, era un tale vanesio! Parlava molto, sì, ma per dire "io di qua, io di là, io lavoro un sacco, faccio fitting e nudo, sono richiesto dai più grandi stilisti..." e poi iniziava la tiritera più odiosa del mondo, tipo "le donne mi adorano, la tal signora mi ha regalato un orologio, l'altra un appartamento, sono un gigolò straordinario..."

Cullata da questi pensieri, e dalle note di una strana musica country, Jessie era giunta sotto casa: inchiodata, freno a mano, sganciare la cintura, cambiare le scarpe. Scema sì, ma non tanto da guidare con uno zeppone tacco 12! No, lei portava un paio di mocassini morbidi e sensibili, forse un po' vecchiotti, ma dovevano restare in macchina. Però Lola era lì e non poté fare a meno di commentare.
"Omg! Che visione sconcertante!"
"Sì, le useremo nella prossima collezione a tema senzatetto..."
"Tu vai bene per la linea senza-tette!" la stuzzicava Lola.
"No, guarda qui, che le ho!"
"Ti ho vista senza push up, non mi freghi!"
"Adesso scendiamo e te la smetti, ok? Sennò comincio io..." e infilati due stivaloni neri alti fino alla coscia, aprì lo sportello dell'utilitaria. Nel bar di fronte a qualche vecchietto cadeva la mascella - e anche al bel barista sudamericano...


Lola uscì dalla parte opposta, finendo quasi sotto al tram. Anche lei era rapita dalla visione del bellone, che vedendo lo scampato incidente era uscito fuori: "Serve una mano?"
"Per farsi investire? No, grazie, siamo bravissime! " rispondeva Lola.
Jessie invece sorrideva, ebete e incantata. La "casa" era una piccola soffitta che aveva affittato al volo, tramite un amico agente immobiliare. Praticamente, finché non la vendevano potevano abitarci ma dovevano corrispondergli un affitto simbolico. 

"Dai, andiamo di sopra." continuò Lola inforcando il braccio dell'amica e trascinandola di peso. Mentre Jessie continuava a guardare indietro, verso di lui, che le faceva ciao con la mano.
Sapeva dove si trovava il portone, non si immaginava tanti campanelli però... "Ma quanti siete qua sopra?"


"Molti di meno. Una parte sono uffici sede di società poco limpide (e infatti spesso suonano al campanello i loro creditori) e una buona metà sono appartamenti di squillo e trans. Praticamente di giorno non c'è nessuno, niente schiamazzi di bambini, abbaiare di cani o musica a tutto volume. Certo, ogni tanto cucinano etnico ma fa lo stesso..."
Lola si guardava intorno perplessa, attenta a non appoggiarsi ai muri e a non toccare niente... "Ti fa davvero così schifo qua?"
"Insomma..."
"Uffa, e io che volevo chiederti di stabilirti qui..." disse mentre la chiave girava due volte nella toppa. L'appartamentino era inaspettatamente grazioso, e Lola iniziò a prendere in considerazione l'offerta. Ignorando la provvisorietà della sistemazione. 
Jessie sistemò gli abiti 'rubati' sull'essenziale stander. Era molto ordinato e pulito.
"Visto che si tratta di marketing... Però non ti offendere, Jess, va benissimo quello che hai pensato..."
"Ho capito: chiediamo anche a Barbara. Di certo avrà idee più fresche..."
E così, quella sera al ristorante cinese in fondo alla strada erano tutte e tre. 
"Freddo, gelo, per la collezione invernale serve una location evocativa!" proponeva Barbara.
"Che poi..." continuava Jessie masticando, "a Natale non si presenterebbero i cappotti ma i costumi per la stagione successiva. La moda funziona così."
"La televisione no: serve un tema abbinato al periodo dell'anno... E agli sponsor!"
"Ti immagini che paranoia, mettere insieme bikini e parei con gli spot del panettone farcito al cioccolato?" disse Barbara.


"Perchè non venite con me a Parigi? Giro uno spot davanti al Louvre, possiamo scroccare luci e fotografo per un paio di scatti..."


La mattina seguente pronte e sveglie, che Barbara le passava a prendere alle 6. Fu tutto veloce, rocambolesco: aereo e alloggio pagati, viaggiando con lo staff dell'agenzia di pubblicità. Mezza giornata per l'intera operazione, avevano i permessi per un orario specifico, era tutto molto complicato. Tenere la gente fuori dalle inquadrature era una guerra...

"Lo sapete che la piramide ha 666 lastre di vetro? E' un numero inquietante..." spiegava il fotografo.
"Non è vero, sono di più, quella è solo una voce che hanno fatto girare gli amanti dei complotti" lo correggeva la truccatrice. "Allora ci leggono anche un simbolo della massoneria, se è per questo. Io ci credo poco, a me sembra solo una bella forma pulita ed essenziale!"
"Proprio pulita! Guarda che vetri... Non sono il massimo della perfezione, direi!" diceva l'addetto alle luci. Quegli aloni lo facevano impazzire, rovinavano tutto l'effetto preventivato.
"Cosa ci devono fare se ogni mezz'ora ricomincia a piovere?" ricominciava la truccatrice, che difendeva a spada tratta la sua Parigi. Dall'accento si capiva benissimo la sua origine francese.
Lola e Jessie assistevano divertite. Jessie si era già truccata da sola ma la professionista si era già offerta di "sistemarle la faccia". Cosa che a Jessie era rimasta un po' sullo stomaco, non le avevano mai detto così chiaramente che non era capace. Comunque doveva stare al gioco, e se la make up artist maleducata voleva lasciare la sua impronta, bisognava lasciarla fare.

"Ma hai sentito che lavano i vetri con gli alpinisti? Roba da matti..." la punzecchiava ancora il fotografo.
"Con te non ci parlo più, ti nutri di pettegolezzi stupidi. Piuttosto datti una mossa..." gli rispondeva acida. E iniziava a occuparsi del restauro di Jessie.



Lo spot riguardava un profumo, "Reflection", e finite le operazioni lì, restava solo una scena da girare. Il set era in cima alla tour Eiffel. Il fotografo sembrava intenzionato a non aiutarle. Infatti era stato il primo ad avviarsi, fermato poi da Barbara. Saputo il cambio di programma, ancora brontolava. Mentre tutti gli altri si spostavano nell'altra location, Jessie per ben disporlo faceva la carina col lui:
"Dai, fammi due foto, cosa ti costa? Sei così bravo..."
"Ma perdo la luce se non vado subito, lo tieni fermo tu il sole così non tramonta?"
"Magari posso tenere qualcos'altro... Ben fermo..." diceva ancora la modella, facendo la sensuale.
"Non ho capito niente, ma facciamo presto, su." 

E come per magia le immagini erano pronte, con quello sfondo di vetro e acciaio, così adatto al tema del ghiaccio.
"Guarda qui nel monitor, Barbara: ti piacciono?" domanda retorica del fotografo, che metteva via l'attrezzatura tutto scocciato. Segno che non le avrebbe rifatte.
"Sì, ma poi ci aggiungi qualche effetto, le voglio più glaciali..." commentava Barbara.
"Ok, boss, ora però corro via" e detto ciò il fotografo prese per mano un ragazzo che lo aspettava in disparte. Un bacio e sparirono nel primo taxi.
"Ecco perchè non sei riuscita a sedurlo, Jess!" rise Barbara, che stava controllando che non avessero dimenticato niente. 
"Mi sembrava troppo freddo... Di solito sei infallibile!" commentò Lola, già impegnata a ripiegare e impacchettare i famosi abiti - i primi - della collezione. "Però sei stata un po' volgare, lasciatelo dire..."
"Vabbé, era un caso disperato! Se avesse reagito ai miei sguardi, non avrei dovuto ricorrere alle parole..."


"Non so se avrò tempo in futuro, quindi te lo dico subito, Lola!" le interruppe Barbara, "Presenta una linea il più possibile coerente e originale. Non deve esserci un capo intruso, rendi i vestiti semplici e vendibili. Chi ti giudica punta a piazzarti nei negozi subito. Non cercare il virtuosismo gratuito ma un prodotto facile e indossabile. Adesso scappo, ci vediamo in albergo."
"Questo potevo dirglielo anche io" pensò Jessie, defraudata del suo ruolo di esperta di moda. Dopo tanti anni nel settore, credeva di essere lei il punto di riferimento per qualsiasi questione. Ma nascose subito il suo disappunto: era forse insopportabile e saccente, ma Barbara le stava regalando una grande chance di lavoro.
Dopo gli scatti, Jessie e Lola, rimaste sole, camminarono con i loro borsoni di abiti fino all'hotel.


 "Lasciamo i vestiti qui, e usciamo!" propose Jessie.
"Senza dormire? Questa bella stanza è pagata per noi, non so se è il caso..." disse Lola.
"E magari vuoi anche aspettare Barbara e la troupe così ci fanno lavorare anche stasera!"
"Quanto la fai lunga, Jessie, ci hanno chiesto giusto un aiuto..."
"Ok, abbiamo aiutato. Adesso possiamo goderci questa notte a Parigi in santa pace? Guarda che ripartiamo subito, domattina vuoi riprendere l'aereo senza aver visto la Ville Lumiére?"

Jessie fu convincente. Folleggiarono fino al mattino, loro due sole. Era meglio lasciare il letto intatto in albergo e divertirsi per tutta la notte. E comunque, se la caccia andava bene, potevano pure riuscire a guastarlo...



Si avvicina natale!!!

Leggete i post speciali dove vi racconto quali regali ci saranno... 

la seconda puntata de "i santi" ed altre nuove storie per voi, con re pisolone, fibro e mariella... 

un natale ricchissimooooo!!!




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