lunedì 4 novembre 2013

Amori -9. La vita non è un fumetto

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E siamo giunti alla nona puntata del racconto hot di dreamer...
esclusivo!!!     Hot!!!    ... solo su dreamer passion ...

Non avete mai letto questa storia? Allora cominciate da qui:
21 Mar 2013
(e ricordate sempre che c'è l'elenco nella colonna di destra, per trovarle subito)

amori.. - la vita non e' un fumetto


La vicenda di Barbara & Luigi (shippato Barbigi!) prosegue dalla puntata 5

lunedi 21 ottobre 2013

"Dulcis in fundo!", diceva Barbara a Luigi. Erano chiusi in bagno da un'ora. Lui era sconvolto, non si reggeva più in piedi.
"Dai, non ti preoccupare, sono cose che succedono...", continuava lei, nel tentativo di ricuorarlo. Ma no, non c'era niente da fare.

Luigi, il nerd dell'ufficio, quello che la amava disperatamente. Barbara, la bella rossa del reparto marketing, di successo, spigliata, decisa. In quel momento erano nel piccolo bagno della direzione. 
Avrebbe potuto essere un momento magico, una occasione per fare qualcosa che sognava da tanto tempo. Invece piangeva, come un vitello. Disperato. Seduto a terra, abbracciato alle gambe della ragazza, avvolte in attillati leggins. 

Il capo gli aveva appena detto che era licenziato, perché c'era un esubero di personale, la crisi, contributi, produttività e le solite problematiche di una azienda in difficoltà. Era anche tra gli ultimi ad essere stati assunti, per cui last in first out. Come recita una regola ragioneristica. Che a volte considera anche il last in last out, ma se sei una passata di pomodoro o una altra merce deperibile. 


"Ultimo e-entrato, p-primo ad uscire, s-sì..." balbettava Luigi, ancora a terra. "Ma c-che lavoro qui da due anni, n-non lo considerano?" 
Barbara non sapeva cosa fare, intanto gli accarezzava la testa. Boh, con i cani si fa così.
"Un fulmine a ciel sereno, hai ragione. Eri nell'ordine di idee di avere un posto fisso". commentava lei. "Dai, forse il capo ci ripensa, non ti agitare".

Fotografie imballaggio by dreamer che dovrebbero esprimere tristezza e depressione...

"Dov'è Luigi?" urlavano dal corridoio.
"Luigi, esci! Non fare il bambino!" era la segretaria personale del capo. Ma non c'era da illudersi, aveva un tono sprezzante. Voleva solo che uscisse dalla sua zona, ci si era chiuso da più di un'ora, e poi aveva voluto la sua amica accanto... decisamente troppi capricci per i gusti della signorina Killing. 

"Ora cosa farò, Babi? La mia vita non ha prospettive, non farò più niente..." disse con voce ferma guardandola in faccia. "E' come un fumetto, ho letto il primo numero e ho già capito che non mi piace. Che non fa per me. Allora non vado avanti, basta."


"Ma no, Luigino..." gli parlava dolcemente Barbara, che come lui ignorava lo scalpitare della Killing in sottofondo, "Non lo sai come può essere la vita a volte. Non dire che non va bene leggendo solo la prima pagina, non buttare un fumetto se la prima storia non ti piace... non puoi sapere cosa ci sarà più avanti."

"Fuoriiiii!!!! Diamine!!!" La Killing era una furia, dovevano uscire. 
"Vi siete fatti i vostri comodi?" li aggredì non appena furono sulla porta. Luigi aveva il volto sfatto dalle lacrime, mentre Barbara era protettiva mentre lo prendeva sotto braccio, e non ci pensò due volte a rispondere all'arpia: "Grazie della sensibilità."


"Mi prendo la giornata, Luigi, ok? Ti porto a casa" gli disse premurosa e allarmata.
"No, non serve. Non abito lontano, ce la faccio." Aveva già concesso troppo, si sentiva così debole e così poco maschio... Chissà perché aveva voluto proprio lei. Per farsi vedere in lacrime! Era arrabbiato con se stesso. Non aveva nessun altro, lì in ufficio, di cui si fidasse, ma era stata comunque una pessima scelta.

panorama by dreamer
versione originale dipinto e rielaborazioni grafiche 

Erano le giornate più tristi dell'anno, e non smetteva mai di piovere. Un ottobre grigio e pesante, dopo un'estate piena di speranze e illusioni... Illusioni tangibili, vere, tanto che poi lui si era deciso a provarci con più insistenza, con la lettera rossa e le tattiche estreme del sito geniale. 
Era solo Luigi, era un ragazzo patetico, ma stava soffrendo tantissimo. Finiva tutto così? Un amore portato via dalla fiumana, destinato a fluire nelle fogne?

Luigi se n'era andato sotto il diluvio, lei lo aveva seguito con lo sguardo per un po'. Quella sera però Barbara voleva sentirlo, non aveva il suo numero ma le sembrava di avere accettato la sua amicizia una volta, su facebook. Poi lo aveva tolto da ogni funzione, così non le arrivava notizia di lui. Stavolta le serviva sapere, gli mandò un messaggio e sbloccò la chat. C'era, ed era felice di sentirla. Poche scarne parole, poi un telegrafico: "A domani". Almeno era intenzionato ad arrivarci tutto intero, al giorno dopo.

martedi 22 ottobre
La mattina seguente, Barbara era in apprensione: accese il telefono già da casa. Non era sua abitudine, ci pensava sulla metropolitana o direttamente in ufficio; doveva sapere come stava Luigi. 
Che era già sveglio e connesso, ma veramente poco lucido: "Basta, non ne posso più. Non ha senso. Mi suicido. Perché la vita non mi dà nulla di quello che cerco. Nemmeno te."
Barbara scriveva parole accorate e affettuose per farlo desistere, lo aveva preso molto sul serio, dopo il pianto del pomeriggio prima. Non fingeva, stava male.
Lui intanto digitava "Addio" e poi spariva. Cancellava addirittura il profilo facebook!

 

Barbara era nel panico, spaventatissima. E adesso? Non sapeva proprio come contattarlo, come trovare un parente o un amico che fossero fisicamente vicino a lui. Riempiva gli indirizzi relativi a Luigi con il messaggio, sempre uguale "Non fare cazzate". Era molto preoccupata. Da starci male. 
Eppure era solo Luigi. Sì, ma si era accorta che ci teneva. 

 
La sofferenza di Whattafak (anche i supereroi piangono)

L'orologio correva, doveva uscire e andare a lavorare. La giornata era iniziata nel peggiore dei modi. , "Spero che in quel momento di sconforto si sia giustamente rivolto a chi aveva accanto, che io da lontano non potevo fare molto, nemmeno abbracciarlo" pensava, nel tragitto fino all'ufficio. Voleva andare da lui, dovunque abitasse, in quella grande città, e dirgli: "Tutto si supera, resisti! E poi si ricomincia, col sorriso..."


Barbara era provata da quella giornata sconvolgente. Aveva bisogno di parlarne con qualcuno. Nel suo monolocale c'era solo il gatto quella mattina, sulla metro tante facce brutte o assonnate, o entrambe le cose. In più c'era un signore in piedi che teneva l'ombrello vicinissimo a lei, e sgocciolava sulla manica del suo giaccone. Con nonchalance, poi... 
Sentiva la mancanza di Jessie. Chissà se era tornata dall'America, non aveva più saputo niente dalla telefonata dei primi di settembre. Però non si vedevano già da un po',  si erano separate già qualche settimana prima della partenza, perché Alan aveva saputo che lei era favorevole al viaggio e alle foto scabrose, e non voleva nel modo più assoluto che Jessie la vedesse e le parlasse. 

Per quello che ne sapeva, Jessie poteva essere tornata dagli Stati Uniti anche da un mese. Doveva restarci una settimana, i tempi tornavano. Però le scocciava questa situazione: Alan aveva deciso che la loro amicizia era finita, ma con che diritto? 
"Mai nella vita un fidanzato che gestisce anche le mie amiche!" pensò Barbara. "E comunque, strano che poi quel testone si sia convinto a farla andare. Cosa gli avrà fatto cambiare idea?"

"Ciao Jessie, sono Barbara... mi chiami appena puoi?" lasciò detto alla segreteria. Certo che, in quel momento, avrebbe voluto conforto subito... era agitata e inquieta. Beh, le stava anche bene: quando Jessie l'aveva chiamata dall'America non le aveva risposto, proprio per non trovare da dire con Alan.  


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l'autrice
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Per fortuna, già alla fermata successiva il telefono di Barbara squillava, proprio con la suoneria di Jessie. 
Rispose sollevata, come se le avessero tolto un macigno di dosso: "Oh, Jessie, finalmente!"
"Ciao... finalmente? Mi hai cercato molte volte? Perché ho solo una chiamata persa..."
"No, no, hai risposto subitissimo! Sono io che non potevo aspettare! Senti, sei già alzata?"
"Sono alzata, veramen..."
"Riesci a prendere un caffé con me da Griffi, prima del lavoro?" incalzava Barbara, senza lasciarla parlare. Che bello, che Jessie era pronta ad ascoltarla subito! Che amica! "Ti aspetto lì fra..."
"No, aspetta Babi, ci sono delle interferenze... mi senti?"
"Adesso esco fuori, un momento!"
"Ciao Barbara, sai che ore sono, qui in New York City?" rise "E' ormai la mezzanotte e mezza, io stavo andando a dormire!" 
"No! Non mi dire che sei ancora in America!!! Non lo sapevo, scusami. Ma anche te, potevi dirmelo, mandare una cartolina..." urlava Barbara per farsi capire bene, mentre i passanti si giravano pensando: "Ma guarda sta scema!".


"Appena arrivo in ufficio ti chiamo su Skype, dammi il contatto. E cinque minuti, che ormai sono al portone. Ciao bella a dopo!"
Si erano quindi arrangiate per potersi sentire e vedere dopo quasi due mesi. Jessie sapeva di Alan, sua madre le aveva raccontato quanto fosse arrabbiato e come trattasse male chiunque restasse dalla parte della ex fidanzata. Era prudente per tutti allontanarsi, non era arrabbiata per il comportamento degli amici, erano costretti. Con alcuni, tipo Barbara, si era proprio accanito.
Dopo tutto quello che le aveva fatto passare Alan, Barbara si meritava un trattamento lusso, anche di più. 
Anzi, Jessie aveva cercato di trovare una scusa per chiamarla, ma sembrava proprio che lei volesse tagliare i ponti. E sapeva perché.
Insomma, come spesso succede anche senza fidanzati pazzi di mezzo, delle due amiche nessuna chiama, e passano i mesi. E proprio in virtù di quei mesi che pesano tanto, si decide che forse l'altra non ci vuole più, si rinuncia. Serviva solo un'occasione. O un po' di coraggio. 


Eccole quindi in video, finalmente ricongiunte:
"Ciao, Barbara! Che bel colore! Sempre più rossa, eh?" esordì Jessie.
"Sì, ogni tanto cambio. Si abbina alle fragole del tuo pigiamino!"
"Ah ah! Simpaticona! Noi di New York dormiamo a quest'ora..." rise la mora.
"Voi newyorkesi... Ma non torni più?" 
"Beh allora, cosa è successo?" tagliò corto Jessie, vedendo che l'altra faceva molta fatica a scherzare. E anche perché non lo sapeva nemmeno lei se e quando sarebbe tornata in Italia.

Le raccontò l'accaduto. Di Luigi. Si sentiva persa, e anche colpevole. Forse lui lo faceva per causa sua. Era una grossa responsabilità. Se avesse tentato veramente di uccidersi?
Le parlò di quanto si sentisse meschina e cinica. Sì, perché aveva dato a Luigi delle foto, tempo prima, non troppo scandalose ma quel tanto che bastava a coinvolgerla nelle indagini, se la polizia avesse controllato il suo computer! 
"Che scema, non guardano il computer di chi si suicida!" spiegò Jessie. 
"E se non fosse chiaro? E se pensassero che qualcuno lo ha spinto giù dalla finestra?" 
"Finisci il caffé, scema."
"Non so cosa pensare, ieri ha postato il proprio manifesto funebre, oggi sparisce. Io mi preoccupo!"
"E' innamoratissimo, da un certo punto di vista è molto romantico, no?"
"No, Jessie, per niente!"
"E' tardi. Mi chiami domattina, ok? Devo proprio dormire qualche ora, che dopo ho un casting". Jessie la salutò e chiuse la comunicazione.
 Barbara

E ora leggete la decima puntata di Amori!  "Desideri inconfessabili" 


Tra poche puntate entrerà in gioco la quarta delle cinque protagoniste... Una di queste qui sotto nel ritratto:

Intanto che preparo in bella copia le prossime puntate, vi dirotto su qualche tema meno scabroso (non è abbastanza scabroso? Lo diventerà...) dandovi una scelta di post su vari argomenti:





vi ricordate la festa per 5000 visualizzazioni? Fra poco ci sarà (spero) quella per le 18000 !!!
a presto!!!
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E infatti... Dreamer Passion : Fantastico! 18.000 visualizzazioni  Grazie, siete favolosi!!!
14 Nov 2013

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