mercoledì 1 gennaio 2014

Amori - 13. B Villa Rover, i primi sospetti

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Amori - 13.b  villa rover, i primi sospetti


Jessie stava vivendo i primi emozionanti mesi della sua vita da single. Da quando era scappata da Villa Rover con armi e bagagli (no, i suoi due "stracci", come li chiamava Alan), le era successo di tutto. Non riusciva a capacitarsi, avrebbe voluto potersi fermare, invece gli eventi la travolgevano, stava in mezzo a una perenne centrifuga. Come Paolo e Francesca. Almeno per loro era romantico. Lei era sola. 
E con Alan era stato un inferno. " Tu il romanticismo non sai nemmeno dove sta di casa!" gli diceva spesso lei. E lui nemmeno si degnava di rispondere, non gli importava.

Ma ora Alan non c'era più, non la poteva stressare! Certo che ne erano successe di cose in due soli mesi. Jessie era sballottata e stordita per tutto quello che le era piombato addosso: responsabilità, decisioni, colpi di testa, ribellioni, problemi... Queste le cose serie e pesanti, che avrebbero potuto affossarla definitivamente. Però aveva anche ricevuto in dono l'amore, e le sembrava di volare! Più propriamente la capacità di provare un sentimento forte e sincero, che poi di conseguenza l'aveva fatta felice, lieve, completa. La lontananza da Alexander era difficile, il suo mr H (Alexander Hudtchingson: comunque lo si chiami, per nome o con l'iniziale del suo cognome impronunciabile, era il fotografo di una certa età di cui si era invaghita a New York) le mancava terribilmente. Però c'era l'amore, e anche a distanza quel sentimento poteva nutrirla, farla fiorire, come un fragile fiore che tutto ad un tratto si era ritrovato solido e potente. 

Si era buttata senza riflettere nel progetto moda con Lola, pensava che tutto il suo entusiasmo, e la sua ritrovata forza le potessero portare facilmente alla meta. Invece giorno dopo giorno, tornata qua in Italia, la fiamma si spegneva, e nel cuore sentiva a volte un lutto, un dolore sordo. Ma solo in certi momenti, magari la sera, quando avrebbe preferito entrare nel lettone dell'attico con lui invece di ranicchiarsi in quel cigolante letto a castello, in una soffitta malandata. 
Poi passava tutto, lo pensava; se andava bene lo sentiva al telefono. E così la mattina Jessie era di nuovo carica e propositiva. Però la convivenza forzata con l'amica Lola era dura.
Desiderava un attimo di pace e di solitudine per pensare. Era abituata così, non era un tipo solitario ma per rigenerarsi e chiarire le idee le serviva spazio. In soffitta (poteva forse chiamarlo appartamento?) c'era Lola con tutto il suo atelier di moda. Era un'ospite ma, come spesso accade, aveva preso alla lettera il "fai come se fossi a casa tua". Era un'espansione inarrestabile di stoffe, fili, dime, bozzetti, manichini, macchine da cucire, computer... 

Jessie non riusciva nemmeno a prendersi un libro da leggere: davanti c'era roba di Lola. Niente tv, era nascosta dagli stander con gli abiti in lavorazione. E pensare che dalla villa Lola aveva preso poche cose. Come aveva fatto a riempire tutte le stanze?
Il resto l'aveva comprato adesso: mani bucate. Certo, con i soldi degli altri (era Jessie che aveva chiesto i soldi ai genitori) ci sono mille esigenze irrinunciabili... ne dovevano parlare, era un problema. Grosso.
Ed era molto strano. Quando erano a Villa Rover ricordava che Lola si accontentava di poco, non si era creata una sartoria tanto attrezzata, e le bastavano un ago e un tablet. 
Sam addirittura la sgridava, quando la vedeva armeggiare con i suoi modelli: "Non è meglio se vai dal visagista? Hai un colorito spento..." oppure "Guarda che polpacci che ti ritrovi, non faresti meglio a farti una corsetta?" E a quel punto, anche se sbuffando, Lola mollava tutto e ubbidiva. E a Jessie quel modo di fare di Sam non piaceva per niente. 

Se Lola si trovava sola alla Villa, allora sì che creava rilassata e felice, e sapeva inventarsi degli abiti davvero strepitosi. Bisognava lasciarle il giusto spazio, forse. Beh, Jessie non poteva dargliene di più! Si era presa ogni centimetro! Ma ancora non riusciva ad esprimersi, così nervosa e tesa, a tratti demoralizzata.

Probabilmente tutta la smania di acquistare, la sensazione di non avere mai abbastanza, di dover comprare nuovi tessuti e accessori e strumenti costosi, erano causate dal reality. Effettivamente una manifestazione di quel genere, nazionale, trasmessa in tv, rappresentava una grande fonte di stress. Era un obiettivo enorme e bisognava giocarsela al meglio. Sì, aveva un senso. E se avesse funzionato, sarebbe stata la fortuna anche di Jessie. Che cercava di spronarla, senza essere mai troppo aggressiva. Insomma, non è che la conoscesse benissimo quindi non sapeva nemmeno come prenderla:
"So che non ci devo pensare, che è meglio non farsi illusioni, ma ti immagini se riusciamo a sfilare per due puntate? O per tre?" 
"La terza puntata è la finale, è impossibile!" rispondeva Lola. 
"Sì ma cavolo, credici un pochino!" le diceva Jessie. E l'altra si chiudeva a riccio. Probabilmente non era quello il modo, ma le era sembrato che nemmeno esortarla e motivarla, come nel giorno della loro rocambolesca fuga dalla villa, fosse servito a qualcosa.

La vedeva molto sfiduciata da un po'. Non era lo stato d'animo giusto. Come poteva trasmetterle tutto il fuoco e l'entusiasmo che aveva dentro? Per Jessie la vita da single era una rivincita, la libertà, tante opportunità... Ma per Lola no. Pensierosa. Forse pentita. 
Jessie uscì:"Vado a fare la spesa, ho finito gli assorbenti." Tanto per trovare un motivo che sembrasse urgente. Non lo era: prima di due settimane non le sarebbero serviti, tuttavia doveva cambiare aria. Si era convinta che magari Lola, in quanto artista, necessitasse di più privacy per creare, per ritrovare l'ispirazione. Se invece il problema era che la Villa, dove era abituata a lavorare, era la magnifica Villa Rover in collina con piscine e cavalli, e che la soffitta, in cui operava adesso, era una pulciosa soffitta claustrofobica dove non si riusciva nemmeno a srotolare un tessuto senza inciampare nelle travi, allora c'era ben poco da fare...

Jessie e Alan

Quanto a Jessie, per quel piccolo dolore costante e cupo, per la confusione di idee e progetti di vita, un bagno di folla poteva essere una soluzione. Il sorriso del commesso, un complimento dal fornaio, una lunga chiacchierata in profumeria. Il centro commerciale sotto casa era la sua salvezza. Doveva distrarsi assolutamente.

Mentre Lola interpretava le frequenti fughe della collaboratrice (una volta era il formaggio per la pasta, l'altra lo smalto intonato al vestito... E Lola non era stupida, si accorgeva che in casa non mancavano) come un sintomo di disinteresse.

Jessie non poteva immaginarlo, scendeva tranquilla nel centro commerciale. Era tutto addobbato, luccicante, allegro. Jessie si sentiva bene, ma non per lo scintillio di fiocchi e stelle. Era bello poter stare sola, andare a spasso sola. No, non era scontato, non era semplice. Finché stava con Alan, la vita era ben diversa! Non poteva uscire da sola! 
O con lui, tiratissima e appariscente in ogni occasione, anche solo per andare a prendere le sigarette, o con le amiche fidate. Che incontravano cioè la fiducia del giovane Rover, cioè due sue cugine che abitavano nella villa accanto. A Jessie non erano mai piaciute, e nemmeno lei piaceva a loro. 


Auto di Alan -By Dreamer

Anche a Villa Washington vigevano le stesse regole: le sorelline potevano prendere aria solo con Jessie e Lola. Compagnie selezionatissime, che rassicuravano i rispettivi fidanzati (Rover) e fratelli (Washington). Anni e anni di amicizie imposte. 
"Fare buon viso a cattivo gioco, girare assieme come ammanettate, che assurdità. Adesso finalmente vado dove voglio e con chi voglio!" pensava Jessie, sorridendo. 

Si stava guardando nella vetrina del fornaio, era bella, attraente... non come nelle vecchie uscite tra “amiche” per le quali l'abbigliamento doveva essere approvato dagli uomini: non troppo scoperte, non troppo truccate, meglio sciatte e anonime. Si poteva fare shopping e divertirsi a provare bei vestiti sexy, si faceva la foto e se il fidanzato/fratello approvava, potevano acquistare. Naturalmente poi si sarebbero vestite così, tutte provocanti, solo per uscire coi ragazzi. 
In linea di massima il principio era "quando esci con me devi essere splendente e attraente, mi devono invidiare, ma quando sei sola non deve notarti nessuno", almeno così dicevano Alan e Sam. I fratelli Washington si mantenevano più cauti e protettivi verso le sorelle: "Sarete irresistibili per i ragazzi che vi presenteremo, però non fatevi notare dalla plebaglia, che crea solo guai." 

Si ricordava una uscita con le sorelle, e quel ragazzo che si era avvicinata a Nevada per salutarla. Un compagno di scuola, di quelli poveri, con la borsa di studio. Quando i fratelli lo avevano saputo, che guaio! In punizione per due mesi. Tutte e quattro, così si sarebbero controllate a vicenda con più attenzione. Era diventato un inferno, era una gara a chi faceva per prima la spia! Che storia, una vera assurdità... 

E continuava a sorridere. Il fornaio la guardava e quei bei sorrisi li credeva rivolti a lui. Jessie andò a sedersi sulla panchina davanti al negozio. 
"Se fossimo ancora sotto quel regime, io dovrei denunciare Lola che chatta tutto il giorno coi ragazzi, e lei dovrebbe denunciare me per... ah, giusto, lei non lo sa del mio fotografo adorato!" La bella modella stava seduta lì e se la rideva, era l'immagine della felicità e della leggerezza. 
Il fornaio uscì fuori a parlarle: "Cara mia, sei leggera, soffice, sembri lievitata!" 
"Cosa?" 
"Sei la perfetta testimonial per il mio negozio, guarda che sorriso genuino e fragrante! Ti andrebbe di fare qualche foto per pubblicizzare il mio forno?" 




Quando abitava alla villa, Lola partecipava di rado alle uscite autorizzate. Per lei era sufficiente vedere le nuove collezioni in rete, non doveva comprare niente. Patita di moda, ma stilista, quindi rielaborava e creava, cuciva da sé. Una analisi più approfondita avrebbe svelato una certa allergia verso le occasioni mondane. Non si capiva perché. 
Alle grandi feste in villa non mancava mai, però non dimostrava lo stesso entusiasmo verso le occasioni meno formali. 
"No, resto a casa, devo disegnare un modello finchè ho l'ispirazione." era la scusa classica.
      
Ad ogni modo, non importava più, era un capitolo chiuso. Passato e archiviato. Ora lei doveva solo pensare alla gara e a cucire dei vestiti fantastici. Qualcosa la distraeva, era evidente. Lei negava, tutto a posto. 

Jessie si era arresa: l'amica con cui si era imbarcata in una avventura che poteva essere meravigliosa oppure senza speranza, non comunicava. Diceva solo che mancavano i soldi, mentre invece erano l'ispirazione, la scintilla creativa e la passione per la moda a scarseggiare. Le mancava Sam? Sapere di essere stata sostituita l'aveva ferita? Lasciare la vita agiata della villa era stato pesante? Oppure si sentiva davvero inadeguata alla sfida del reality?

Barbara era un tipo completamente diverso. Se Jessie era trasparente e non sapeva nascondere le proprie emozioni. Lola era chiusa e riservata. Barbara invece era difficile da decifrare: appariva dura sul lavoro, però era anche arrendevole... passionale e fredda, un rebus. Come era misteriosa.



Un pomeriggio, qualche giorno dopo, Lola stava cercando di navigare ma non c'era la linea, saltava in continuazione. “Ehi, Jessie, come mai un lavoro così? Perché non resta connesso?”
E che ne so? Chiedilo a quelli di sotto, il contratto non è mica il mio!”
Sì ma non è possibile lavorare in questo modo!”
Lavorare?” Jessie la guardò con un sorrisetto furbo e indagatore. “Secondo me stavi chattando coi tuoi bellimbusti! Dì di no!”
Non lo nego... Ad ogni modo io voglio tornare a parlarci, quanto devo aspettare? E' tutta la giornata che va ad intermittenza!”
E allora cuci qualcosa. Forse è un contrattempo che ci aiuterà a creare dei capi vincenti!”

Jessie cercava di incoraggiarla, di darle la scossa. Niente, Lola era del tutto demotivata, spaventata, ansiosa. Il reality, la tv, era tutto talmente pauroso...

Vedrai che adesso risolvono il problema tecnico. La macchina da cucire funziona lo stesso, no? Forza, finiamo questi vestiti!”
Ma cosa, questi? Fanno pena, non mi presento con queste schifezze, non vado da nessuna parte!” e scoppiò a piangere.
Coraggio, Lolita!” E' la tua grande opportunità, e anche la mia. Vuoi forse che faccia la modella di alta moda o per la panetteria all'angolo? Hai visto a cosa mi sono dovuta abbassare? Un patetico calendario tutta scosciata accanto al fornaio, che schifo, non ne ho voluta nemmeno una copia! Che nervoso... 
E tutto per andare avanti, e finanziare questo progetto.”
Ecco, brava, fammi venire i sensi di colpa..."

Lola era davvero tremenda quando si comportava così. Sempre sulla difensiva, rigirava ogni argomento per apparire una vittima. Ora erano troppo a contatto per lasciar correre. 
"Si sa, se un'amica fa le noie ma poi se ne torna a casina sua è un conto, lo posso anche sopportare. Però se ti mette i piedi in testa, no. Questa comanda, decide, si esonera da ogni spesa e responsabilità. Assolutamente, non va più bene" pensava tra sè Jessie.

"Ehi, Lola, mettiamo le cose in chiaro: con me il vittimismo non funziona. Tu fai la tua parte e io la mia. Sto facendo molto per te, sto anticipando le spese per la sfilata e pretendo che tu lo riconosca, e che mi porti rispetto."
"Cosa intendi con anticipare?"
"Che ho trovato dei soldi però li rivoglio. Al più presto, che sarebbe a gennaio, dopo il reality."



"Se lo vinco! Perchè se va male, io Jessie non ho un'euro!"
Jessie non voleva essere cattiva, tuttavia si accorgeva che Lola continuava la solita recita: lei poverina senza niente e nessuno, lei poverina con grandi sogni e occasioni imperdibili... 
Sam Rover ci cascava sistematicamente, nella ragnatela. Amava viziarla, vederla contenta.

"La situazione è cambiata e devi costruirti da sola il tuo destino. E rimediare del denaro, come fanno tutti."
"Sì ma chi mi compra una collezione che non mi conosce nessuno? Non sono un brand affermato..."
"No, Lola, devi andare a lavorare. Fare la cameriera, le pulizie. Cavolo, non le fai neanche qui in casa! Guarda che non passa la domestica, in questi venti metri quadri!"
Era stata brusca. Ci voleva.

Aspettava una reazione immediata. Come al "libera!" del medico con le piastre quando devi essere rianimato. Infatti Jessie le diceva proprio: "Animo! Reagisci!" Ma quando mai... L'idea era di darle una scossa decisa, affinché si scusasse e si mettesse a lavorare a testa bassa.

Si augurava che la stilista sfornasse idee, proposte: farò questo, chiederò là... No, muta. Come se pensasse che poi le sarebbe passata, a Jessie, che era solo nervosa. No, no, era assurda una collaborazione così.
"Visto che tanto non cuci niente, vieni con me dal fornaio che vediamo se ti vuole per qualche foto. Hanno anche quel negozietto di pizza al taglio e voleva fare foto promozionali anche per quella attività. Senza contare che potresti servire la clientela, un paio d'ore la sera!"
"Ok, se hai già deciso tutto, se non c'è più democrazia..." brontolava l'altra.
"Poche palle, Lola. Vestiti che andiamo a vedere." La prese per un braccio, l'amica si divincolò. 
"No, tu non mi dici cosa devo fare! Tu non mi comandi, io non ti appartengooo!!!"


Strillava, indemoniata, tanto che Jessie scattò indietro e si mantenne a distanza. Nonostante pensasse di essere di fronte ad un altro capriccio, guardandola negli occhi capiva che stava emergendo una sofferenza antica. Comunque non poteva lasciarsi impietosire e non poteva regalarle la tredicesima chiesta ai genitori. 
"Calmati, su. Vuoi un bicchier d'acqua?"
"Uno di vino è meglio." rispose Lola.

Si sedette sul divano, sorseggiò il vino rosso, un po' schifata. Beh, per forza, era un vino in brik, mica le annate particolari della cantina Rover... E Lola era una che ci dava giù forte, se si trattava di bere, le piaceva. Ma come tutte le cose, anche qui non si sa mai da fuori, senza conoscere la situazione, se era un allegro vizio oppure un tentativo di mandare giù una realtà troppo amara.

"Lola, non volevo essere brusca, ma siamo con l'acqua alla gola. Dimmelo tu, come vuoi trovare il denaro..." Jessie aveva un tono più dolce, ma la gravità della situazione persisteva.
"Non lo so, ma non portarmi da quel fornaio. L'hai detto tu che è stato umiliante..."
"Aspetta, aspetta, non ci siamo capite! Ma cosa sei andata a pensare? Ti pare che io mi metta a tirar su soldi in questo modo!"
Anche in questo caso, Lola taceva. Come se dovesse coprire un segreto, una situazione innominabile. Ad ogni modo, Jessie andava avanti a spiegare i termini della sua umiliazione: "Non mi è piaciuto posare nelle foto accanto a quest'uomo, ecco. E le foto non mi piacciono: ho capito benissimo che non sono foto artistiche, come racconta quel fotografo da strapazzo, ma puramente volgari. Pensa che in alcuni scatti indossavo solo farina e un grembiulino microscopico!"
"Allora ammetti che c'è stato sesso!"
"Vuoi scherzare, Lola? E' stato un servizio fotografico professionale, rispettoso e ben pagato. E' il concept ad essere banale. L'idea è poco raffinata, commerciale, voyeuristica, le solite nudità che solleticano la libido degli uomini..."
"E tutto questo per vendere il pane? Non lo capisco."
"Lola, non è un percorso lineare. E' come per i calendari dei gommisti e dei meccanici -vedrai che finirò a fare anche quelli, di questo passo- che non sono legati alla riparazione in sé. Piuttosto, almeno penso, si crea una complicità tra chi regala generosamente la bella gnocca e il cliente che si sente coccolato e compreso nelle sue più intime esigenze... Quindi passerà casualmente poco prima delle feste per lamentare un rumorino strano, o fare controllare la pressione degli pneumatici. E chiaramente, se poi succede un guasto coi fiocchi, tornerà lì, dove già conosce. L'uomo è abitudinario e va coccolato, non te ne sei accorta?"
"Ok, e adesso che hai fatto il calendario come bella fornaia, cosa succede?"
"Succede che ci prendiamo dei bei soldini. Soltanto, ti ripeto, mi dispiace della poca importanza del risultato finale. Sai come funziona il mondo della moda, no? Se un photoshoot per Vogh fa curriculum, questo calendario 'Forno La Ciabatta da Palmiro' è da nascondere e dimenticare."
"Ho capito." disse Lola a voce bassa. Forse si rendeva conto, forse no.
Jessie finì di spiegare la questione: Un calendario come questo, è una di quelle cose che ti stroncano, o almeno ti sputtanano appena diventi famosa. Però l'ho fatto: questo progetto è importante."
"Sì, ma tante ragazze si stimano di essere partite da questo tipo di servizi..."
"Se permetti, io non sono come quelle lì! Non vendo il mio corpo; lavoro con la mia immagine, che è molto diverso. Voglio essere riconosciuta per la mia professionalità.
Lola la guardava. Sollevata che non si trattasse di una prestazione sessuale, e stupita dell'entusiasmo e della convinzione di Jessie. La quale sperava di averla convinta. Però c'era dell'altro nel suo sguardo, era quasi offesa...

"Però..." ribatté Lola. 
No, cosa c'era ancora??? E basta! Cosa voleva adesso? La modella guardò l'orologio impaziente: "Guarda che ho i minuti contati, parla in fretta"
"Non voglio spogliarmi, mi vergogno."
Sì, figurarsi, se a Villa Rover girava anche nuda! L'aveva vista, la dependance oltre la piscina non è poi così nascosta. "Dai, Jessie, troviamo un compromesso."

"Con me? Devi lavorare con gli altri, non con me."
"Non è esatto: ho un debito nei tuoi confronti, giusto? E se in qualche modo ti ripago con delle prestazioni, poi sono a posto. L'importante è pagare."
"Scusami Lola ma davvero non ci arrivo, non capisco."
Lola si avvicinò a Jessie, ormai sulla porta, pronta ad uscire. I movimenti di entrambe erano rallentati, Lola le prese la borsa e la poggiò sul tavolo, poi le passò una mano tra i lunghi capelli corvini. "Non ti piacerebbe provare qualcosa di nuovo?" le propose la sudamericana. 
Jessie sgusciò via veloce:"No, Lola, non mi interessa." rispose ferma. 
L'altra continuava a starle appiccicata, e le baciava la guancia e il collo. "Dai, lascia che ti dimostri la mia riconoscenza..."
"No!!! E smettila. Mi fai veramente arrabbiare. Credi che in questo modo spuntino magicamente dei soldi?"
"Quanto sei quadrata, Jessie, e lasciati andare..."
"Stammi lontana."



"Ti ho detto che non mi interessa." E poi, non potendo trattenere la rabbia "Falle a qualcun altro, queste avances! Fatti pagare e metti i soldi nella cassa comune."
"Certo, come se fosse facile. Dove vuoi che vada?" piagnucolò Lola. Era davvero snervante, veniva voglia di prenderla a schiaffi. Il suo sguardo ora si era fatto più vivo, aveva qualcosa da dire che partiva da dentro, dal profondo, un malessere, una ferita...
La guardò dritta negli occhi, sprezzante: "Parla la bella Jessie! Ma che ne sai tu? Tu non sai niente, tu non hai idea!"
"Ma di cosa? Guarda che è tardissimo, devo andare... "E aspetteranno, mannaggia! Questo è più importante. Tu, bella principessina delicata, sei stata solo fortunata che il tuo ragazzo ti abbia voluto preservare il più possibile da tutto lo schifo che c'era in quella casa! Quei Rover hanno dei modi di festeggiare terribili, satanici e incestuosi. Non mi dire che non ti sei mai chiesta perchè davano grandi feste e Alan preferiva portarti in discoteca."
Jessie era senza parole: "Cosa? I Rover?"

"Prova a pensare a quante volte lui ti ha tenuto fuori da tutto."
"Non lo sapevo... c'era sempre un motivo, certo, ma non ci davo peso. Diceva che era già d'accordo con gli amici da tempo e non poteva dargli buca, o che il film era troppo bello per perderselo... Credevo che mi tenesse rinchiusa perché era geloso!"
"Rinchiusa tu? Tu sei stata sempre libera, accidenti alla tua bellezza! Non era mica mai successo, a Villa Rover, di risparmiare una ancella!"

"Ancella? Ma di cosa stai parlando? Lola, stai male?"
"E togli quella mano, non ho la febbre. Te lo dico in due parole perché dici di avere tanta fretta. Si trattava di festini molto spinti durante i quali dovevo guadagnarmi e sudarmi tutti i privilegi e i vizi che mi pagava Sam. Naturalmente era sempre poco, niente regali o vacanze. Tu sì invece, tu viziata come una regina, e senza dover passare per quell'inferno."
"Non potevo immaginarlo, Lola, non odiarmi, non è colpa mia..." disse. Ma non ci credeva, figurarsi se potevano accadere simili cose nella casa di gente tanto noiosa. No, dai, assurdo.


"E poi dovevo dire davanti a tutti che non mi serviva niente, che ero contenta così. In realtà, avrei voluto..." "Devo interromperti, Lola: avviso che non posso andare e ci sediamo a parlare, va bene?"

Sistemato l'appuntamento urgente, si mise con grande pazienza a cercare di capire di cosa stesse farneticando Lola. Non poteva lasciarla sola, così scossa e pallida.
"Volevo tornare a trovare la mia famiglia, volevo aprire una sartoria vera, ma Sam no, non mi dava un euro! Non mi piaceva giocare alla stilista chiusa nella villa. Che senso ha? L'alta moda non è qui, in provincia. Bisogna andare a Milano, o all'estero... "
"Fammi capire, eri ricattata in qualche modo?"
"Avrei voluto sottrarmi a quello schifo continuo. Però Sam mi diceva che ci ero nata, in quello squallore, e non potevo pretendere di fare una vita diversa. Non era un vero ricatto, non sono mai stata schiava, potevo anche andarmene... Ma ci tenevo tanto a cambiare vita, a diventare una persona importante."
"Aspetta, Lola, non ci sto capendo niente."

Il fornaio, ricevuto il messaggio, iniziò a telefonare e Jessie, dai e dai, fu costretta a rispondere. No, doveva proprio correre giù. A finire il lavoro. Mancava solo uno scatto, a quanto aveva capito, e doveva essere finito in giornata. "Lola, ti prometto che faccio presto. Stai tranquilla."

Corse via, veloce, confusa, mille pensieri in testa. Non era possibile che alla rispettabile Villa Rover si tenessero orge e festini... E se così era, allora doveva ringraziare Alan per averle evitato il trauma? E comunque, lui era contrario o un giorno l'avrebbe coinvolta? Quante domande...

"Jessie, a cosa pensi? Torna sulla Terra il tempo di un clic, per favore. Maggio, le rose, tu impasti e il signor Palmiro ti porge le uova. Ecco, così, sorridete!"
Il bavoso fornaio appoggiò una mano sul prosperoso lato b di Jessie. Che s'inalberò immediatamente:" Giù le mani. Porco!"


"Su, per una carezza..." si giustificava lo schifoso. Non era un tono di scusa, era come dire: posso toccarti, cosa vuoi che sia.
Il fotografo Marco doveva finire il lavoro, e pensò bene di cercare di convincere Jessie ad essere più accomodante: "Signorina, in fondo è Natale, sia buona!"
"Ma neanche per sogno!" Visto che non c'era più niente da fare, si convinse anche il fotografo. "La lasci stare, abbiamo già delle ottime immagini." 
L'uomo bofonchiava: "Questa poi non la capisco, con quello che si racconta delle vostre feste!"
"Prego?" chiese Jessie, sorpresa. "E dai, non fare l'ingenua! Ti aspettavo più accogliente, più calda. Ti ho scelta apposta, so chi sei."
"Qui c'è un enorme malinteso, signor Palmiro, per favore..."
"E fai la ritrosa? Fai la difficile? Si dice che andiate avanti per giorni, con la vostra lussuria! Sembri un pezzo di ghiaccio, Jessie, perchè? Non ti piaccio?"

Oh, che casino. Che imbarazzo. Era così sconvolta, più che altro non aveva idea di cosa fare... Lo sapevano tutti, dei divertimenti aristocratici in villa! E naturalmente ce la collocavano in mezzo, a queste ormai non più ipotetiche orge dalle fosche sfumature... 


Certo, lei era fuori discussione, non faceva parte dell'allegra combriccola, ma era una situazione ugualmente terribile. Avrebbe voluto sprofondare, sparire. Guardava la gente davanti a sé, tutti sapevano, e tutti avevano fantasticato su di lei in chissà quali abominevoli contesti quando la vedevano passeggiare per strada. 

Ogni giorno ne succedeva una, ma questa qui era grossa. Si sentiva piuttosto imbarazzata per la famiglia Rover, per un ambiente anche suo, che insomma lo era stato. E lei ignara! Che storia, e chi se lo immaginava? Chi avrebbe mai creduto che ne era rimasta totalmente estranea per anni? Ma era così, e non aveva nessun motivo di sentirsi squallida. Era una notizia che apprendeva adesso, e la sincera sorpresa sul suo volto lo testimoniava. Il fotografo era ancora lì, immobile, che aspettava disposizioni. Si andava avanti o no? Era un problema, questa rivelazione? Che come si suol dire, era un segreto di Pulcinella, tutti lo sapevano. 
Il fotografo Marco conosceva bene l'animo umano, e non solo per la necessità di creare pose che lo esprimessero al meglio: "Jessie, tu non ne sapevi nulla, vero?"
"Ma che dici?" intervenne il fornaio, "Ma se lei è la regina della festa!" Sottolineò l'affermazione stringendola forte a sé, petto contro petto. "Ehi, cosa fai?" Volò uno schiaffone micidiale. 
Sistemata la macchina per l'ultimo scatto davanti al forno, il fotografo continuò: "Credo sia il caso che questa foto ritragga solo Jessie, se ne vada Palmiro, fuori dall'inquadratura."
"Grazie, è molto meglio." disse la modella, stufa di tutto questo bombardamento di eventi, emozioni, disastri. Detto tra noi, li avrebbe rimpianti molto, sarebbe arrivato un anno fermo, congelato, in cui niente accadeva. Per il momento, visto che non aveva la sfera di cristallo, si sentiva perseguitata e centrifugata. Oltre l'umana sopportazione. Scoppiò a piangere, un pianto isterico. Pochi minuti, poi si riprese e tornò sul set. Tutti la guardavano allibiti: per reagire così, forse davvero non conosceva la verità. Si sarebbero convinti?

Con pazienza, un po' di trucco a rimediare alle lacrime, e tanta professionalità, il servizio fu finito in tempo. Si strinsero tutti la mano, anche Jessie e Palmiro. Lei era una modella internazionale e poteva superare qualsiasi inconveniente. Beh, dentro era ancora molto scombussolata. Ora aveva due priorità contrastanti: la prima era accorrere da Lola, e calmarla. La seconda, era chiedere al fotografo e ad altre persone collaborative e innocue, cosa si sapesse delle feste in villa. Tanto Lola non avrebbe detto tutto... 
"Marco, se ti offro una pizza mi spieghi di cosa state parlando? E ti dico subito che la mia sorpresa non era totale unicamente perché mezz'ora fa me lo aveva detto una ragazza che abitava in villa. Non volevo crederle, ma se lo sapete anche voi dovrò arrendermi all'evidenza..."
"E' una storia molto lunga!"
"Allora ti offrirò una pizza famiglia, che è grande il triplo. Affare fatto?" propose Jessie.
"Dai, a me basta anche una pizza in due, so che non sei più ricca... Anzi sai cosa facciamo? Te la pago io. Magari preferisci il ristorante?" disse Marco che, riposta l'attrezzatura, stava lasciando sotto braccio a lei il negozio del fornaio.
"Avviso la mia coinquilina che farò più tardi del previsto... 'Arrivo fra un'ora, ciao' E ora andiamo! Dove mi porti?" Salì in macchina.
"Pensavo al ristorante 'Il calamaretto jazz', c'è della ottima musica dal vivo."
"Perfetto. Allora, Marco, raccontami un po' di te..."

fine puntata Bonus 


Ciao da Dreamer! Buone festeeee!!!



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