giovedì 2 gennaio 2014

Amori - 8B. Indimenticabile mr H


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Amori 8b. indimenticabile mr h

Agosto 2014
Jessie aveva bisogno di raccontare a qualcuno quello che aveva vissuto in America. E questa volta con Lola era andata male. Ok, doveva aspettare, del resto aveva anche lei dei bei grattacapi.

Jessie si sentiva scoppiare se non lo diceva a qualcuno!!! Possibile che non ci fossero altre amiche a disposizione? Al momento no. A Barbara lo aveva accennato, in un discorso veloce, e aveva capito subito che lei non poteva essere la giusta interlocutrice, lei non avrebbe capito, troppo diversa, altre idee, altro stile di vita. Doveva aspettare Lola.
Non sarebbe cambiato nulla, comunque: il ricordo restava il medesimo, e l'amarezza anche... Era stata una storia fantastica, La Storia. La più bella e intensa e dolce. Si rendeva conto che era passato già tantissimo tempo, da quel mitico settembre. Era finita ormai l'estate, quasi un anno di distanza! No, non sembrava un anno, lei si sentiva ancora nelle sue mani calde e sapienti...

A cosa serviva raccontarlo, poi? In fondo non era una vicenda di cui andare fiera. Per quanto si fosse rivelata l'esperienza più bella della sua intera vita, era stato pur sempre un colpo di testa, un tradimento immotivato, uno sbaglio. Sì e no, aveva tanti buoni motivi per desiderare di volare via. Non solo letteralmente, prendendo quell'aereo e tentando di ottenere il lavoro; era un volare via dalla sua gabbia, proprio come aveva scritto nel biglietto d'addio per Alan.

Il problema era nella gente cui voleva dirlo. La conversazione con Barbara era stata già eloquente: "Sì, fai bene a divertirti." E la questione era stata liquidata così. Invece no, non era stato un divertirsi... come era difficile spiegare! Se doveva sminuire quella storia e presentarla come una semplice trasgressione, il gioco della turista in vacanza "tanto chi mi vede", allora no, meglio tenersela per sé. 
"Forse le altre ragazze ci riescono, io no." pensava, tutta sola sul terrazzo. "Non è normale per me fare stupidaggini quando e dove nessuno mi vede, non l'ho mai fatto. Brava ragazza, già, sono fatta così. ERO fatta così. 
Dopo mr H. è diverso, mi sto buttando via, sto cercando le stesse emozioni e sono pronta a mettere tutto sul piatto, rischio (e perdo) perchè la posta è troppo allettante. Un uomo che mi dia le stesse cose... ma non esiste un uomo come lui, non esiste! Per questo devo prendere la dolcezza da uno, la sensualità dall'altro, la simpatia da un altro ancora! Chi potrebbe capirmi? Da fuori sembro una ninfomane, una pazza. No, sto solo cercando mr H. dove non c'è."
tornano le cattive ragazze...
(compresa questa, per le feste di Natale! Poi mi dedicherò ad altro, sorry)

Jessie era appoggiata alla ringhiera, guardava il traffico, le auto che correvano al lavoro. Niente a che vedere col traffico di New York! Ah, che fantastica città! Le era piaciuta molto, l'ultima volta. Era stata già negli Stati Uniti, aveva parenti di origine italiana nel Jersey, c'erano i nonni di Phoenix... aveva il sangue yankee, tutto sommato. Le debolezze però, tutte italiane. Caduta in tutti i più tipici luoghi comuni: la bella col riccone di turno, il figlio di papà pieno di miliardi; un cuore in cerca di Amore, perchè le canzoni ti convincono che è importante; l'esteriorità prima della sostanza, avendo smesso di studiare. Le mancava solo di mettersi a fare la escort per i politici (la ragazza trofeo da esibire lo era stata, con Alan, ma mai niente di più). Una vera italiana a New York, la metropoli che per tradizione, in ogni film, rappresenta la rinascita, la possibilità di rifarsi una vita ed avere successo. Non è che si parte per il Kentucky se si vuole fare il botto, è sempre New York! E l'ultimo viaggio là (perché dopo non aveva avuto più il denaro necessario) era stato in occasione di quel famoso calendario. Quando era successa la magia col suo uomo sexy e affascinante... 

Insomma, parlare del loro idillio sarebbe stato bello, visto che per Jessie era stato unico. Però stonava con il modo di vivere delle altre ragazze, le avrebbero detto: "E allora? Cosa c'è di speciale in un vecchio fotografo?" pensando "Perchè mi racconta questa storiella, che ne ho combinate di peggio?"
Purtroppo Jessie era nel corpo sbagliato. Per essere così bella bisogna avere forza, calcolo, furbizia. È un'arma che va sfruttata. Secondo lei, le altre bellezze possedevano una grinta innata, la capacità di mercificare senza sforzo il loro corpo. La permanenza a New York glielo aveva dimostrato! La sua vicina di appartamento, Venus, la tedesca (in realtà Liselotte, contrazione di Elisabetta Carlotta, ma non era un nome abbastanza cool) si era raccontata senza vergogna come una che ci aveva sempre guadagnato dalla propria avvenenza: da ragazzina con un paio di film porno si era pagata la scuola, poi scopando qua e là si era guadagnata la sua popolarità, appariva sui giornali con i calciatori e i magnati dell'industria. Jessie la ascoltava a bocca aperta. "Ma dove vivi, Jessie? In quale altro modo si potrebbe fare? E poi, quando ho racimolato una bella sommetta, mi sposo e faccio un figlio. Lo sai che la maternità nello starsystem ti pulisce da ogni macchia, ne esci immacolata come la Madonna."

Sì, certo, Jessie vedeva accadere quelle cose ogni giorno, però non poteva interiorizzarle e farne uno stile di vita. Non si trattava di essere migliori o peggiori, anzi quelle ragazze erano furbe e ottime imprenditrici di se stesse, facevano bene così. 
Ma lei era diversa, proprio non ce la faceva a prenderlo come un dato di fatto. Non poteva prenderlo da tutti solo perchè è così che va il mondo. Forse aveva una morale, forse era solo stupida a non voler capitalizzare il suo tesoro, qualunque fosse la verità, non poteva fare diversamente. Quando parlava del suo ex Alan Rover, la credevano del club e si complimentavano: la prima sera con le modelle, addirittura le avevano fatto l'applauso! Bell'acchiappo, che preda da soldi... e quell'accusa le faceva male. Si era innamorata di Alan quando non sapeva nemmeno chi fosse. Non era mai stato per calcolo. Perchè nessuno ci crede quando dici che stai con un miliardario per amore?


Anche Liselotte non ci credeva, era tutto un business. Come la grande storia d'amore della velina con l'attore hollywoodiano, diceva lei. Jessie, in quanto italiana, avrebbe pensato prima ai calciatori ma la sostanza era quella, si giocava col gossip, con la popolarità. Non era mai amore. Anzi, tristissimo: l'amore non esiste.

E così, le volte che Venus si presentava la mattina per bere il caffè (Jessie lo faceva con la sua moka) le chiedeva tranquillamente mille particolari di Alan: "Ora che è libero, non ti dispiacerà se ci provo. Mi dai il numero e la mail? Sotto è messo bene? Cosa gli piace a letto?" 
Jessie le prime volte ne rideva, almeno ci provava. Però non era uno scherzo o una battuta, la Elisabetta Carlotta (e pure un po' mignotta) voleva saperlo davvero! Litigare fu automatico:
"No, nel modo più assoluto, non ti dico niente." 
"Chiederò a un'altra, non sei certo l'unica che si sia sbattuto." 
Jessie furiosa, la buttò fuori: "Vattene! Ma che razza di troia..."  
"Lo dirò a mr H! Tu non fai gruppo!" la minacciò la tedesca, mentre Jessie le chiudeva la porta in faccia.
La notte che Hutchingson entrò in quell'appartamento, c'era anche questa vertenza aperta. Quando si era fermato, scostandosi da lei, temeva che fosse per quel motivo, pensava che Liselotte si fosse subito lamentata. Invece no, aveva ben altre idee! 
Comunque un pochino la sgridò.

Right now, I wish you were here with me... 1D  

"Jessie, ve lo dico sempre che per fare questo lavoro serve la capacità di fare team, di sentirsi un gruppo affiatato..." esordì infatti mr H. 
Per fortuna fu clemente. Jessie lo aveva appena fatto entrare, e stranamente era piena di desiderio, però stanchissima sia fisicamente che psicologicamente: una predica pesante in quel momento l'avrebbe stesa! E invece no, ci pensò lui a stenderla.
Soltanto, al momento di andare via, mr H si raccomandò: 
"Se il nostro rapporto diventa più che professionale, capisci che cambieranno molte cose sul set e nei confronti degli altri."
No, non capiva:"Veramante non..." Cosa aveva detto? Ver-amante? 
"Che lapsus carino, honey!" sorrise lui. "Ora ti spiego meglio: quando frequento una modella, o una fotografa, o una cliente, quello che sia, non voglio nasconderlo. Ho il massimo rispetto di ogni flirt. Lo vivo alla luce del sole. Mi piace essere della mia donna senza mezze misure."
Qui già lei, schiava delle sensazioni calde e frizzanti che provava, non poteva non vedere ovunque doppi sensi. Certo che si augurava anche lei che non ci fossero mezze misure! Almeno normali, poi doppie era un lusso...

"Ci saranno invidie, guerre, sei pronta ad affrontare tutto? In cambio ti darò tutto me stesso."
Certo che sì, pensava lei mentre lui spariva in fondo al pianerottolo della model house. Non avevano concluso, lui voleva che accadesse nel suo attico, e lei restava con mille incognite. Però quella frase era una magnifica dichiarazione d'amore, Alexander era adorabile. 

E ora, anche se poi era successo quello che era successo, non poteva non considerarlo così. Un uomo meraviglioso, che sapeva sempre stupirla con la sua dolcezza e generosità. E, non va dimenticato, era un amante sensazionale! 
Eh sì, sarà banale, ma pensava "Con lui ho trovato l'America." Altrettanto risaputo, il sogno americano talvolta diventa un'amara delusione. Se l'alba luminosa arriva dopo la notte scura, è vero anche il contrario.

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